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Carlo Bisi

Franco Caprioli

Cataloghi delle mostre di Caprioli, Jacovitti e Albertarelli

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La nostra associazione è orgogliosa di presentare tre cataloghi contenenti le tavole originali esposte a Reggio Emilia negli anni 2006, 2007 e 2009, in concomitanza con la Mostra mercato del Fumetto. Si tratta di tavole e disegni estratti per l'occasione dall'archivio personale della figlia Fulvia (nel caso del maestro Franco Caprioli), della figlia Silvia (nel caso del grande Benito Jacovitti) e del figlio Ario (nel caso dello straordinario Rino Albertarelli). Per loro gentile concessione, questi cataloghi vengono editi come Speciali della collana Ineditalia.

Il costo di ciascun catalogo è di 15,00 euro (più eventuali spese di spedizione), richiedibile con le consuete modalità. I soci possono richiederne l'invio - senza ulteriori spese di spedizione - congiuntamente alla rivista Fumetto.

Dall'introduzione al catalogo "Franco Caprioli - Fantasia a puntini"

Il mare, il mondo e il resto
Arte e cultura nei fumetti di Franco Caprioli
di Gianni Brunoro

Benché Franco Caprioli abbia sempre goduto di una fortuna critica sempre assai positiva, ma tutto sommato elitaria, non ci sono comunque dubbi che gli si debba attribuire la statura di uno fra i più validi autori del fumetto italiano. Ma le sue caratteristiche sono anche tali da renderlo, sotto certi aspetti, unico: per pregio, per finezza e per originalità dei temi da lui trattati. Se ne accorgerebbe qualunque lettore che, non conoscendolo, affrontasse per la prima volta l’insieme – senza dubbio cospicuo – della sua opera. In parte della quale il suo ruolo si limita a quello di disegnatore di un testo altrui, ma molta è completamente sua, per cui egli si configura anche come un autore completo.

La mostra organizzata dall’Anafi in occasione della sua consueta convention d’autunno/inverno (11-12 novembre 2006), della quale il presente catalogo è la documentazione “a futura memoria”, non è un evento kolossal, perché intende solo costituire un omaggio a un autore per il quale l’associazione e i suoi stessi associati hanno sempre nutrito affetto, nostalgia e stima. Però, nella sua pur limitata dimensione, essa è in grado di evidenziare – a mo’ di identikit artistico – la ricchezza delle tematiche da lui trattate nella sua carriera, insieme alle caratteristiche del suo stile, che lo hanno reso appunto un autore a sé stante, sia orfano di ascendenti sia privo di emuli. (...)

IL CATALOGO "FANTASIA A PUNTINI" E' ESAURITO

Dall'introduzione al catalogo "Jac, tutti i volti del comico"

Genio comico a 360°: Fahrenheit?
di Gianni Brunoro

Di umoristi, c’è ampia traccia in tutti i settori dell’arte o della comunicazione. Si va dalla letteratura (vi dicono niente nomi classici come Jerome K. Jerome o tutta la infinita pletora degli scrittori attuali, fra i quali mi piace citare particolarmente Natalino Balasso?), al teatro (dai grandi maestri Carlo Goldoni o Anton Cecov, alla nutrita schiera degli otto-novecenteschi, specie vernacolari, non ultimi i De Filippo), alla imperante fiumana dei vignettisti. Piccoli e grandi, umoristi ce n’è per ogni dove. E naturalmente anche per i fumetti, sia in campo mondiale sia in quello italiano, ci sono gran bei nomi e caratteri.

Per quanto riguarda il nostro Paese, su uno di loro, Benito Jacovitti, in arte Jac o Lisca di Pesce, la critica è ormai unanime nel definirlo “il più grande”. Requisito, per lui, a trecentosessanta gradi: vale a dire rispetto sia al numero delle sue “creature” sia, più in generale, alla mole di lavoro prodotto. Ma vale anche per l’assoluta originalità dello stile grafico, per l’inimitabile qualità dei contenuti narrativi, per la durata della sua carriera, e insomma per i tanti caratteri unici della sua personalità. La quale, a dieci anni dalla sua scomparsa (3 dicembre 1997, a Roma), invece che sbiadirsi, appare sempre più singolare in quanto le sue creazioni evidenziano sempre meglio di non essere né datate né legate a elementi contingenti. Anzi, al contrario, sono caratterizzate da valenze umoristiche universali, presenti in qualche modo da sempre, nei suoi fumetti. (...)

Dall'introduzione al catalogo "Albert: avventura, emozione e umorismo in una sola matita"

Re(gista) di immagini
di Gianni Brunoro

Non sarebbe atteggiamento «da critici» accingersi a un articolo con una disposizione d’animo sentimentale. Ma a me sarebbe difficile pensare a Rino Albertarelli senza essere coinvolto da ricordi nei quali ha un peso notevole, appunto, il sentimento. Soprattutto perché nei suoi riguardi è vero che nutro – come chiunque sia un appassionato di immagini – la stima che merita il suo eccelso livello artistico, ma non posso dimenticare l’amicizia da lui dimostratami ogni qual volta, per vari anni, ci si incontrava a quella manifestazione (quasi unica, a quei tempi lontani) che era il Salone di Lucca.

Preludio in «me» minore
Fu infatti in quella città che lo conobbi, nel settembre 1966, in occasione della primissima volta in cui vi si era tenuto il Salone (la cui idea, come noto, era sorta a Bordighera, durante il relativo Festival dell’Umorismo, a febbraio dell’anno precedente). Io vi presenziavo come semplice lettore di Linus, la rivista che da poco aveva iniziato la sua formidabile rivalutazione del fumetto e non mi sembrava vero – in quella condizione da carbonari – di conoscere personalmente, fra gli altri, alcuni di quegli autori rimastimi mitici dalle mie letture adolescenziali. In particolare Rino Albertarelli, mio ammirato disegnatore di un Faust molto amato, da me conosciuto sugli Albi d’Oro, oltre che di varie storie salgariane uscite in quei primi anni del dopoguerra nel settimanale Salgari. Quando timidamente lo avvicinai...

 

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